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La corsa allo spazio ebbe inizio in un clima di Guerra Fredda, dove Stati Uniti e Unione Sovietica gareggiavano non solo per supremazia tecnologica, ma per il prestigio politico globale.
Il 4 ottobre 1957, l’Unione Sovietica lanciò Sputnik 1, il primo satellite artificiale della storia. Un semplice sfera metallica di 58 cm di diametro con quattro antenne, che inviava un segnale radio a “bip” percepibile in tutto il mondo. Quel suono segnò l’inizio dell’era spaziale.
Pochi mesi dopo, il 3 novembre 1957, arrivò Sputnik 2, che trasportava Laika, il primo essere vivente a orbitare intorno alla Terra. La missione dimostrò la possibilità di mantenere forme di vita nello spazio, anche se Laika non sopravvisse al rientro.
Gli Stati Uniti risposero il 31 gennaio 1958 con Explorer 1, sviluppato da un team guidato da Wernher von Braun. Questo satellite scoprì le fasce di radiazione di Van Allen, regioni dello spazio terrestre intrappolate dal campo magnetico.
Nel frattempo, l’URSS avviò il programma Luna, con lo scopo di raggiungere la Luna. Luna 1 (1959) sfiorò la superficie lunare, diventando il primo oggetto a entrare in orbita attorno al Sole. Pochi mesi dopo, Luna 2 colpì direttamente la superficie lunare, mentre Luna 3 inviò le prime storiche immagini del lato nascosto della Luna.
Queste missioni iniziali stabilirono le basi per tutte le esplorazioni successive, aprendo un capitolo in cui ogni successo era un passo epocale e ogni fallimento un prezioso insegnamento.
Il viaggio dell’umanità nello spazio comincia in piena Guerra Fredda. Il 4 ottobre 1957 l’Unione Sovietica sorprende il mondo con Sputnik 1, il primo satellite artificiale della storia. Non era più grande di un pallone da spiaggia, ma la sua orbita intorno alla Terra aprì ufficialmente l’era spaziale. Poco dopo arrivarono Sputnik 2 (con la cagnolina Laika, purtroppo senza ritorno) e altre sonde che dimostrarono la possibilità di trasportare esseri viventi nello spazio.
Gli Stati Uniti risposero con Explorer 1 (1958), che scoprì le fasce di radiazione di Van Allen, inaugurando la corsa tecnologica.
L’URSS continuò a macinare primati con Luna 2 (primo impatto sulla Luna, 1959) e Luna 3 (prime foto del lato nascosto).
Intanto nascevano i primi programmi per portare l’uomo nello spazio: Vostok (URSS) e Mercury (USA). Yuri Gagarin, il 12 aprile 1961, diventò il primo uomo in orbita, seguito da Alan Shepard per gli americani.
Gli anni d’oro dell’esplorazione umana – Apollo e le prime sonde interplanetarie (anni ’60-’70)
Con il programma Apollo, la NASA puntava a realizzare il sogno lunare di Kennedy. Dopo tragici incidenti, come quello di Apollo 1 nel 1967 (in cui persero la vita tre astronauti durante un test), arrivò il grande trionfo: Apollo 11, il 20 luglio 1969, con Neil Armstrong e Buzz Aldrin che posarono i primi piedi umani sulla Luna.
Apollo non fu solo il numero 11: anche Apollo 12, 14, 15, 16 e 17 portarono astronauti sul nostro satellite, con missioni sempre più lunghe e complesse. Apollo 13, invece, entrò nella storia per l’incidente che impedì l’allunaggio, ma che si concluse con un salvataggio eroico.
Nel frattempo, le sonde Mariner aprivano la strada all’esplorazione di Mercurio, Venere e Marte. Mariner 2 fu la prima a sorvolare con successo Venere (1962), mentre Mariner 4 inviò le prime foto ravvicinate di Marte (1965).
Nel 1977 la NASA lanciò Voyager 1 e Voyager 2, due sonde destinate a compiere il “Grand Tour” dei pianeti esterni. In pochi anni ci regalarono immagini mozzafiato di Giove, Saturno, Urano e Nettuno. Ancora oggi, più di quarant’anni dopo, continuano a inviare dati dalla periferia del Sistema Solare, portando con sé il famoso Golden Record, un messaggio per eventuali civiltà aliene.
Altre missioni iconiche di quegli anni furono Pioneer 10 e 11 (primi a superare la fascia di asteroidi e a sorvolare Giove e Saturno) e le sonde Venera sovietiche, che riuscirono persino ad atterrare su Venere, inviando foto dalla sua superficie rovente.
Con il primo volo dello Space Shuttle Columbia nel 1981, iniziava un’epoca di trasporto spaziale riutilizzabile. Gli Shuttle permisero di costruire e mantenere stazioni come Mir e ISS, di riparare telescopi come Hubble e di trasportare carichi scientifici.
Non mancarono tragedie: Challenger esplose poco dopo il decollo nel 1986, e Columbia si disintegrò nel rientro nel 2003.
In parallelo, la corsa robotica continuava: Galileo studiò Giove e le sue lune, Cassini-Huygens esplorò Saturno e fece atterrare la sonda Huygens su Titano, mentre Mars Pathfinder e il rover Sojourner inaugurarono l’era dei robot marziani.
Gli anni 2000 videro una rinascita dell’esplorazione di Marte con rover come Spirit e Opportunity (2004), Curiosity (2012) e Perseverance (2021), ognuno con obiettivi più ambiziosi, dal cercare tracce d’acqua alla raccolta di campioni per un futuro ritorno sulla Terra.
Altre missioni memorabili: Rosetta dell’ESA, che nel 2014 fece atterrare il lander Philae sulla cometa 67P; New Horizons, che nel 2015 sorvolò Plutone rivelandone dettagli sorprendenti; Juno, che studia l’atmosfera di Giove; e Parker Solar Probe, che si avvicina sempre di più al Sole.
Oggi viviamo un’epoca di cooperazione internazionale e iniziativa privata. SpaceX, con Crew Dragon e Starship, punta a rendere i viaggi spaziali più economici e frequenti. La NASA, con il programma Artemis, mira a riportare l’uomo sulla Luna entro pochi anni, stavolta per restarci e preparare il viaggio verso Marte.
Nel frattempo, missioni come JUICE (ESA) studieranno le lune ghiacciate di Giove, e Dragonfly volerà nei cieli di Titano. Anche fallimenti recenti, come il lander giapponese Hakuto-R o missioni lunari indiane e israeliane non riuscite, mostrano che lo spazio resta una sfida complessa, ma ogni insuccesso insegna qualcosa per il futuro.
Il Programma Mercury fu il primo programma spaziale con equipaggio della NASA, concepito per portare un uomo nello spazio e riportarlo sano e salvo, prima che lo facesse l’Unione Sovietica.
Il razzo vettore era il Redstone (per i voli suborbitali) e l’Atlas LV-3B (per gli orbitali). Le capsule erano piccole, a un solo posto, quasi claustrofobiche.
Tra le missioni celebri:
Mercury-Redstone 3 (Freedom 7) – 5 maggio 1961: Alan Shepard, primo americano nello spazio, volo suborbitale di 15 minuti.
Mercury-Atlas 6 (Friendship 7) – 20 febbraio 1962: John Glenn, primo americano in orbita (3 orbite in 4 ore e 55 minuti).
Il programma riuscì in gran parte, anche se le missioni iniziali ebbero problemi di temperatura e controllo d’assetto.
Gemini fu il passo intermedio tra Mercury e Apollo, con capsule a due posti e capacità di manovrare in orbita.
Scopi principali:
Incontri e agganci in orbita (rendezvous e docking).
Attività extraveicolari (EVA).
Permanenza prolungata nello spazio.
Tra i momenti notevoli:
Gemini 4 (1965): Edward White compie la prima EVA americana.
Gemini 8 (1966): Neil Armstrong e David Scott completano il primo aggancio spaziale, ma quasi perdono la vita per una rotazione incontrollata della capsula.
Gemini preparò gli astronauti alle manovre complesse necessarie per il futuro programma Apollo.
Forse il più iconico della storia. Obiettivo: portare l’uomo sulla Luna.
Dopo il tragico incendio di Apollo 1 (1967) durante un test a terra, in cui morirono Grissom, White e Chaffee, la NASA ridisegnò completamente il modulo di comando.
Tra le missioni fondamentali:
Apollo 8 (1968): primo equipaggio umano a orbitare attorno alla Luna.
Apollo 11 (1969): Neil Armstrong e Buzz Aldrin compiono il primo allunaggio, mentre Michael Collins orbita sopra di loro.
Apollo 13 (1970): famosa per il “Houston, abbiamo un problema”, missione salvata dopo un’esplosione di un serbatoio d’ossigeno.
Apollo 17 (1972): ultima missione lunare con equipaggio.
In totale, 12 uomini camminarono sulla superficie lunare.
Lo Space Transportation System (STS) rappresentò il primo veicolo spaziale riutilizzabile.
Navette come Columbia, Challenger, Discovery, Atlantis e Endeavour trasportavano equipaggi e carichi verso orbita bassa terrestre, stazioni spaziali e satelliti.
Missioni notevoli:
STS-1 (Columbia, 1981): primo volo di uno Shuttle.
STS-31 (Discovery, 1990): messa in orbita del telescopio Hubble.
STS-51-L (Challenger, 1986): tragico disastro a 73 secondi dal decollo, 7 astronauti morti.
STS-107 (Columbia, 2003): navetta disintegrata al rientro, altro grave incidente.
Lo Shuttle permise costruzioni come la ISS ma era costoso e complesso da mantenere.
Le sonde Mariner esplorarono Mercurio, Venere e Marte.
Risultati principali:
Mariner 2 (1962): primo sorvolo riuscito di Venere.
Mariner 4 (1965): prime immagini ravvicinate di Marte, rivelando una superficie craterizzata.
Mariner 10 (1974–1975): primo e unico sorvolo di Mercurio fino alla missione Messenger.
Due sonde gemelle, Voyager 1 e Voyager 2, lanciate per sfruttare un raro allineamento planetario.
Risultati:
Sorvoli storici di Giove, Saturno, Urano e Nettuno.
Voyager 1 è attualmente l’oggetto umano più distante, oltre 24 miliardi di km dalla Terra, e continua a inviare dati dall’eliopausa.
Entrambe portano il Golden Record, un disco con suoni e immagini della Terra.
Viking 1 e 2 (1976): prime sonde a inviare immagini a colori dalla superficie marziana.
Mars Pathfinder (1997): primo rover su Marte, Sojourner.
Mars Rovers Spirit e Opportunity (2004): missioni di 90 giorni, ma Opportunity resistette 15 anni.
Curiosity (2012) e Perseverance (2021): esplorazioni scientifiche avanzate, ricerca di segni di vita passata.
Vostok (1961–1963): Yuri Gagarin, primo uomo nello spazio.
Luna: prime sonde a impattare, orbitare e atterrare (automaticamente) sulla Luna.
Soyuz: programma iniziato nel 1967, tuttora in uso per voli verso la ISS.
Phobos-Grunt (2011): fallimento nel tentativo di esplorare Phobos, luna di Marte.
Beagle 2 (UK, 2003): destinata a Marte, atterrò ma non comunicò mai.
Genesis (2001): raccolta di particelle solari, ma la capsula si schiantò al rientro.
Chandrayaan-2 (India, 2019): orbiter operativo, ma il lander Vikram si schiantò.
Sputnik 1 (URSS — 4 ottobre 1957)
Tipo: satellite sperimentale, sfera metallica.
Obiettivo: dimostrare capacità di mettere un oggetto artificiale in orbita terrestre.
Descrizione: primo satellite artificiale della storia: un’ampia sfera di alluminio con quattro antenne che emetteva segnali radio identificabili. Durò poche settimane con trasmissioni rilevabili da tutto il mondo. L’impatto politico e culturale fu enorme: inaugurò l’era spaziale e scatenò la corsa USA-URSS allo spazio.
Risultati: prove pratiche di tracciamento orbitale, telemetria e effetto mediatico globale.
Sputnik 2 (URSS — 3 novembre 1957)
Tipo: satellite con carico biologico.
Obiettivo: testare la sopravvivenza di un animale in orbita.
Descrizione: portò la cagnolina Laika nello spazio; mostrò che un organismo poteva sopravvivere al lancio e all’ambiente spaziale per un certo periodo. Non era previsto il ritorno.
Risultati / note: furono raccolti dati biologici, ma la missione sollevò anche questioni etiche; Laika morì in orbita.
Explorer 1 (USA — 31 gennaio 1958)
Tipo: satellite scientifico.
Obiettivo: dimostrare la capacità USA di lanciare satelliti e compiere osservazioni geofisiche.
Descrizione: il primo satellite USA; tra i suoi strumenti c’era un contatore Geiger che portò alla scoperta delle fasce di radiazione (Van Allen belts). Funzionò per mesi, fornendo i primi dati integrati sul campo geomagnetico e sulle particelle cariche.
Risultati: conferma e caratterizzazione delle zone di radiazione intorno alla Terra.
Luna 1, Luna 2, Luna 3 (URSS — 1959)
Tipo: serie esplorativa verso la Luna.
Obiettivo: sorvolo/impatto e mappatura del lato nascosto.
Descrizione:
Luna 1 (gennaio 1959) mancò l’impatto e entrò in orbita solare; fu il primo oggetto umano a lasciare l’orbita terrestre.
Luna 2 (settembre 1959) impattò la Luna: primo oggetto umano sulla sua superficie.
Luna 3 (ottobre 1959) fotografò per la prima volta il lato nascosto della Luna, rivelandone geologia e differenze rispetto al lato visibile.
Risultati: pionieristiche immagini e dati che aprirono la selenografia.
Vostok 1 (URSS — 12 aprile 1961)
Tipo: volo umano orbitale.
Astronauta: Yuri Gagarin.
Obiettivo: primo volo umano in orbita terrestre.
Descrizione: Gagarin completò un’orbita attorno alla Terra; la missione dimostrò che l’uomo può sopravvivere al volo orbitale e tornare. Fu breve ma storica; aprì l’era dei voli umani.
Risultati: enorme successo politico-scientifico, base per voli successivi.
Mercury-Redstone 3 (Freedom 7) (USA — 5 maggio 1961)
Tipo: volo suborbitale umano.
Astronauta: Alan Shepard.
Obiettivo: primo americano nello spazio (suborbitale).
Descrizione: volo di ~15 minuti, test di sistemi di sopravvivenza e controllo. Fornì fiducia e dati su uomini e macchine nello spazio.
Risultati: adrenalina nazionale; passaggio a voli orbitali Mercury con Atlas.
Mercury-Atlas 6 (Friendship 7) (USA — 20 febbraio 1962)
Tipo: volo orbitale umano.
Astronauta: John Glenn.
Obiettivo: primo americano in orbita terrestre.
Descrizione: tre orbite completate con successo; problemi di strumentazione gestiti a terra. Dimostrò la fattibilità di voli umani orbitanti prolungati.
Risultati: conferma capacità operative per programmi ambiziosi (Gemini → Apollo).
Mariner 2 (USA — 27 agosto 1962)
Tipo: flyby planetario.
Obiettivo: programma Mariner per lo studio di Venere.
Descrizione: primo sorvolo riuscito di Venere; misurò temperatura, pressione atmosferica e caratteristiche IR. Fu la prima sonda a realizzare un flyby interplanetario di successo.
Risultati: dati fondamentali sull’atmosfera di Venere, conferma di temperature estreme.
Mariner 4 (USA — 28 novembre 1964)
Tipo: flyby di Marte.
Obiettivo: prime immagini ravvicinate di Marte.
Descrizione: inviò le prime fotografie dettagliate della superficie marziana mostrando un mondo molto craterizzato, smentendo aspettative di canali e vegetazione.
Risultati: rivoluzionò la percezione di Marte come mondo probabilmente secco e craterizzato in gran parte.
Ranger (serie) (USA — 1961–1965)
Tipo: sonde impattanti/ricognizione per la Luna.
Obiettivo: fornire immagini ravvicinate prima dell’impatto e aiutare nella selezione siti Apollo.
Descrizione: varie missioni Ranger ebbero successo progressivo: alcune fallirono per problemi tecnici; altre inviarono immagini dettagliate fino all’impatto.
Risultati: acquisizione di foto dettagliate della superficie lunare e dati utili per l’allunaggio umano.
Surveyor (serie) (USA — 1966–1968)
Tipo: lander lunare automatico.
Obiettivo: dimostrare tecniche di atterraggio morbido e analizzare il suolo lunare.
Descrizione: diverse missioni Surveyor lograrono atterraggi dolci, raccolsero immagini, misurarono la consistenza del regolite e confermarono che la superficie poteva sostenere il peso di un modulo di allunaggio Apollo.
Risultati: dati ingegneristici essenziali per il successo di Apollo.
Apollo (programma) — panoramica e missioni chiave
Tipo: programma umano lunare (1961–1972).
Obiettivo: sbarco umano sulla Luna e ritorno sicuro.
Descrizione estesa: Apollo fu una serie di missioni che combinavano ingegneria di rottura (Saturn V), moduli di comando/servizio e moduli lunari. Dopo l’incidente fatale di Apollo 1 (1967), la NASA riprogettò i sistemi e procedette con test in orbita (Apollo 7/8).
Missioni notevoli:
Apollo 8 (1968): prima orbita lunare da equipaggio umano.
Apollo 11 (1969): primo sbarco umano; Armstrong e Aldrin camminano sulla Luna; ritorno e raccolta campioni.
Apollo 13 (1970): esplosione serbatoio; rientro d’emergenza e successo di sopravvivenza.
Apollo 17 (1972): ultima missione con equipaggio; grandi risultati geologici.
Risultati generali: raccolta di ~382 kg di campioni lunari, installazione di esperimenti scientifici a lungo termine, rivoluzione nella geologia planetaria e nella tecnologia di volo umano.
Pioneer 10 / Pioneer 11 (USA — 1972 / 1973)
Tipo: flyby dei giganti e sonde interstellari.
Obiettivo: sorvolo Giove (Pioneer 10) e poi Saturno (Pioneer 11) per ottenere dati su campi magnetici, radiazioni e atmosfere.
Descrizione: prime sonde a sorvolare Giove; fornirono immagini e misure fondamentali. Entrambe furono i primi oggetti umani a dirigersi oltre il Piano Planetario principale.
Risultati: dati sui campi magnetici di Giove, prime mappe grossolane della sua atmosfera, base per Voyager.
Voyager 1 & Voyager 2 (USA — lanciate 1977)
Tipo: flyby multiplo del Sistema Solare esterno; missione interstellare proseguita.
Obiettivo: sfruttare l’allineamento dei pianeti esterni per sorvoli ravvicinati di Giove, Saturno (entrambe), Urano e Nettuno (Voyager 2).
Descrizione: le Voyager fornirono immagini e misure senza precedenti: sistemi di anelli, molte lune, tempeste e strutture magnetiche. Hanno poi continuato a inviare dati dall’eliosfera e, nel caso di Voyager 1, dall’interstellare. Oltre al valore scientifico, portano il Golden Record (registrazioni e immagini della Terra).
Risultati: rivoluzionato il know-how sui pianeti giganti; misure in ambienti esterni e prime osservazioni dirette della frontiera eliosferica.
Venera (serie) (URSS — anni ’60–’80)
Tipo: orbiter e lander verso Venere.
Obiettivo: caratterizzare atmosfera e superficie venusiana in condizioni estreme.
Descrizione: le missioni Venera furono tra le poche in grado di atterrare su Venere e inviare immagini dalla sua superficie (nonostante temperature e pressioni estreme). Alcune trasmisero per minuti/ore prima d’essere distrutte.
Risultati: prime foto dalla superficie di Venere, misurazioni di composizione atmosferica e dati su pressione/temperatura elevatissime.
Mariner 10 (USA — 1973; flyby 1974–75)
Tipo: flyby multiplo (Venere e Mercurio).
Obiettivo: sfruttare assist planetari per studiare Mercurio da vicino.
Descrizione: primo a usare assist gravitazionali per raggiungere Mercurio; mappò parti del pianeta mostrando scogliere, plain e crateri. Rimase per diversi passaggi.
Risultati: prima mappa dettagliata di Mercurio; base per studi successivi.
Pioneer/Viking verso Marte (anni ’70)
Tipo: vario (flyby, orbiter, lander).
Obiettivo: esplorare Marte in loco con orbiter e lander per studiare atmosfera, suolo e cercare condizioni di abitabilità.
Descrizione: Viking 1 e 2 portarono orbiter + lander; eseguirono esperimenti biologici e analisi geologiche. Alcuni esperimenti biologici furono interpretati in modi controversi, ma fornirono dati fondamentali.
Risultati: mappature, primi dati geochimici direttamente dalla superficie.
Galileo (USA — lancio 1989; arrivo Giove 1995)
Tipo: orbiter e sonda atmosferica per Giove.
Obiettivo: studiare Giove e le sue lune (Io, Europa, Ganimede, Callisto).
Descrizione: Galileo rimase in orbita attorno a Giove per anni, rilasciando una piccola sonda atmosferica e compiendo ripetuti flyby sulle lune. Rivelò prove di oceani sotterranei e attività vulcanica intensa su Io.
Risultati: dati fondamentali su luna-oceani, vulcanismo e dinamiche del sistema gioviano.
Magellan (USA — lancio 1989; arrivo Venere 1990)
Tipo: orbiter radar per Venere.
Obiettivo: mappare la superficie di Venere con radar ad alta risoluzione attraverso la densa atmosfera.
Descrizione: poiché la superficie di Venere è nascosta da nubi spesse, Magellan usò radar per penetrare e costruire mappe topografiche dettagliate. Rivelò vasti campi lavici, strutture tettoniche e crateri.
Risultati: rivoluzionò la conoscenza della geologia venusiana.
Cassini-Huygens (NASA/ESA/ASI — lancio 1997; arrivo Saturno 2004)
Tipo: orbiter di Saturno + lander Huygens (Titano).
Obiettivo: studiare anelli, magnetosfera e lune di Saturno; far atterrare Huygens su Titano.
Descrizione: missione ricchissima: Cassini orbitò Saturno per oltre 13 anni, mappò gli anelli, scoprì geyser su Encelado (getti di vapore e particelle), mentre Huygens atterrò su Titano (2005) e inviò immagini e misure atmosferiche. Cassini terminò con un tuffo finale nella atmosfera di Saturno per evitare contaminazioni.
Risultati: prova di oceani sotterranei su Encelado, laghi di metano su Titano, dinamiche degli anelli, enorme mole di dati.
Mars Pathfinder / Sojourner (USA — 1996/1997)
Tipo: lander + rover dimostrativo (Sojourner).
Obiettivo: dimostrare il deployment di rover e comunicare con veicolo su Marte.
Descrizione: Pathfinder pose le basi per le future missioni rover: il piccolo Sojourner dimostrò che la guida semi-autonoma e gli strumenti scientifici in miniatura funzionavano su Marte.
Risultati: successo tecnologico che aprì l’era dei rover marziani.
Spirit & Opportunity (Mars Exploration Rovers) (USA — lanci 2003; arrivi 2004)
Tipo: rover gemelli.
Obiettivo: geologia in loco, ricerca di prove di acqua passata.
Descrizione: progettati per missioni di 90 giorni, entrambi superarono di gran lunga la durata prevista: Opportunity operò quasi 15 anni. Hanno trovato evidenze di passati ambienti umidi, minerali di argilla e filamenti sedimentari.
Risultati: cambiamento radicale nella visione di Marte come ambiente con passati episodi acquosi.
Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) (USA — lancio 2005)
Tipo: orbiter di ricognizione.
Obiettivo: mappatura ad alta risoluzione della superficie, studio dell’atmosfera e supporto per future missioni di atterraggio.
Descrizione: grazie alle sue camere ad alta risoluzione (HiRISE), MRO ha fornito immagini che mostrano dettagli fino a pochi metri e ha rilevato stratigrafie rocciose e depositi di ghiaccio.
Risultati: strumento chiave per scelta siti e studi geologici.
Phoenix (USA — lancio 2007; arrivo 2008)
Tipo: lander polare.
Obiettivo: studiare la geochimica e il permafrost marziano nelle regioni polari.
Descrizione: Phoenix confermò la presenza di ghiaccio d’acqua vicino alla superficie e analizzò la composizione del suolo e il potenziale di chimica prebiotica.
Risultati: dati su ghiaccio e processi stagionali polari.
Dawn (NASA — lancio 2007; arrivi Vesta 2011, Cerere 2015)
Tipo: orbiter con motore ionico.
Obiettivo: studiare Vesta e Cerere nella Fascia degli Asteroidi.
Descrizione: Dawn fu la prima sonda a orbitare due corpi distinti grazie al propulsore ionico; mappò la geologia differenziata di Vesta e le caratteristiche ice-rich di Cerere.
Risultati: comprensione della diversità geologica nella Fascia degli Asteroidi e indizi sulla presenza di acqua su Cerere.
Hayabusa (JAXA — lancio 2003; ritorno 2010)
Tipo: missione di ritorno campione da asteroide (Itokawa).
Obiettivo: raccogliere materiale da un asteroide e riportarlo sulla Terra.
Descrizione: Hayabusa affrontò numerosi problemi tecnici (propulsione, contenimento campione) ma riuscì a riportare piccoli frammenti, fornendo dati preziosi sulla composizione degli asteroidi.
Risultati: primo ritorno di materiale da un asteroide, successi tecnologici nonostante le difficoltà.
Rosetta / Philae (ESA — lancio 2004; arrivo 67P nel 2014)
Tipo: orbiter cometa + lander.
Obiettivo: accompagnare una cometa (67P/Churyumov-Gerasimenko) e atterrare su di essa.
Descrizione: Rosetta fu la prima sonda a orbitare attorno a una cometa e a rilasciare un lander (Philae). Philae atterrò in modo non perfetto ma fornì comunque misure in situ; Rosetta osservò la sublimazione dei ghiacci e la morfologia del nucleo.
Risultati: rivoluzionarie misurazioni della composizione della cometa e dei processi che producono la chioma/ coda.
New Horizons (NASA — lancio 2006; sorvolo Plutone 2015; Arrokoth 2019)
Tipo: flyby Plutone e Kuiper Belt object.
Obiettivo: esplorare il sistema di Plutone e successivi oggetti della Fascia di Kuiper.
Descrizione: New Horizons rivelò un Plutone molto più complesso di quanto immaginato: cuori di ghiaccio, terreni differenziati e atmosfera inaspettatamente dinamica; il flyby su Arrokoth mostrò un corpo primitivo a forma di “pupazzo di neve” binario, prezioso per capire aggregazione planetesimale.
Risultati: nuova visione dei mondi transnettuniani, immagini spettacolari.
MESSENGER (NASA — lancio 2004; orbita Mercurio 2011–2015)
Tipo: orbiter Mercurio.
Obiettivo: mappare superficie, composizione, campo magnetico e storia termica di Mercurio.
Descrizione: MESSENGER completò ripetute orbite, misurando una composizione superficiale ricca di zolfo, presenza di depositi polari di ghiaccio in crateri permanentemente in ombra e fornendo dati sul campo magnetico e la storia geologica. Terminò la missione con un impatto intenzionale sul pianeta.
Risultati: ridefinizione della conoscenza di Mercurio, conferma di ghiaccio polare nonostante la vicinanza al Sole.
Juno (NASA — lancio 2011; arrivo Giove 2016)
Tipo: orbiter polare per Giove.
Obiettivo: sondare la struttura interna di Giove, il campo magnetico e la dinamica atmosferica.
Descrizione: Juno usa orbite molto eccentriche e misurazioni gravitazionali e magnetiche per inferire la struttura interna, la distribuzione di massa e il comportamento della Grande Macchia Rossa e delle bande. Ha anche fornito spettacolari immagini ravvicinate delle nubi.
Risultati: nuovi modelli per la struttura interna e la composizione di Giove; dati chiave su dinamiche planetarie.
Curiosity (Mars Science Laboratory) (NASA — lancio 2011; arrivo 2012)
Tipo: rover scientifico di grande scala.
Obiettivo: determinare se Marte abbia avuto condizioni ambientali favorevoli alla vita microbica antica.
Descrizione: Curiosity trasporta un laboratorio chimico (SAM, CheMin), telecamere e strumenti per determinare mineralogia, clima antico e la presenza di organici. Esplora il cratere Gale, trovando evidenze di antichi letti fluviali e minerali formatisi in presenza di acqua.
Risultati: forte supporto all’idea di condizioni abitabili in passato; grandi quantità di dati geo-chimici.
Perseverance + Ingenuity (NASA — lancio 2020; arrivo 2021)
Tipo: rover avanzato + elicottero dimostrativo.
Obiettivo: cercare tracce di vita passata, selezionare e cache-are campioni per ritorno futuro; dimostrare volo controllato su Marte (Ingenuity).
Descrizione: Perseverance è dotato di strumenti per analisi fine (SHERLOC, PIXL, SuperCam) e di un sistema di raccolta campioni. Ingenuity ha dimostrato che il volo controllato è possibile in atmosfera marziana sottile.
Risultati: avanzamenti in astrobiologia, tecnologie di campionamento e mobilità aerea su Marte.
Hayabusa2 (JAXA — lancio 2014; ritorno 2020)
Tipo: raccolta campioni da asteroide (Ryugu) e ritorno.
Obiettivo: raccogliere materiale primordiale e studiarlo a Terra.
Descrizione: Hayabusa2 eseguì prelievi multipli, persino una piccola esplosione per esporre materiali subsuperficiali e riportò campioni con successo; fornì dati importanti su materiali primitivi e processi di alterazione.
Risultati: campioni disponibili in laboratorio terrestre, grandi ricadute scientifiche.
OSIRIS-REx (NASA — lancio 2016; campione Bennu 2023 ritorno 2023–2024)
Tipo: campionamento asteroide Bennu.
Obiettivo: raccogliere e riportare campione per studio di materiali primordiali e rischio NEO.
Descrizione: missione di prelievo (Touch-and-Go) riuscita; il ritorno del campione fornisce materiale integro per analisi su scala fine.
Risultati: grande impatto per cosmochemica e per la comprensione dei NEO.
Parker Solar Probe (NASA — lancio 2018)
Tipo: sonda solare estremamente vicina al Sole.
Obiettivo: misurare direttamente la corona solare, studiare il riscaldamento e l’origine del vento solare.
Descrizione: utilizza frequenti perihelia ravvicinati con scudi termici per registrare campi magnetici, particelle e dinamiche della corona. Ha stabilito record di prossimità e velocità.
Risultati: nuove informazioni sui processi di riscaldamento e accelerazione del vento solare.
Solar Orbiter (ESA/NASA — lancio 2020)
Tipo: orbiter solare con strumenti ottici e di particelle.
Obiettivo: osservare la superficie e la corona da inclinazioni superiori, studiare la dinamica magnetica e il legame Sole-eliosfera.
Descrizione: fornisce immagini ravvicinate dei poli solari e misure combinate remote/in-situ.
Risultati: miglior comprensione della dinamica magnetica e delle strutture che generano il vento solare.
SpaceX — Falcon 9, Falcon Heavy, Crew Dragon e Starship
SpaceX è l’esempio più evidente della trasformazione commerciale: il Falcon 9 ha reso i lanci ricorrenti ed economicamente sostenibili grazie al riutilizzo del primo stadio, aprendo la strada a costi per chilogrammo molto più bassi e a una grande routine di lanci (Starlink, payload commerciali e missioni governative). Il Falcon Heavy ha permesso di rialzare il limite di massa in LEO/GTO, mentre la Crew Dragon ha riaperto all’equipaggio americano un accesso autonomo alla ISS dopo la fase Shuttle.
Parallelamente, SpaceX sta sviluppando e testando Starship/Super Heavy, un sistema completamente riutilizzabile e di grande capacità pensato per voli lunari e marziani: i test di volo sono stati ripetuti nel corso del 2023–2025 con successi parziali e alcuni fallimenti che hanno fatto progredire il progetto. Starship è ormai al centro dei piani per missioni commerciali di grandi masse e per il ruolo previsto nell’Artemis per il lander umano futuro; il suo sviluppo è rapido, iterativo e ha ancora ostacoli tecnici da risolvere (atterraggio dell’upper stage, refueling orbitale, ecc.).
Blue Origin — New Shepard e New Glenn
Blue Origin ha consolidato una linea a due livelli: New Shepard è un vettore suborbitale riutilizzabile usato con regolarità per voli di turismo spaziale di breve durata e per payload scientifici in micro-tempo; il programma è operativo con decine di lanci suborbitali. New Glenn, il razzo pesante a più stadi di Blue Origin, ha raggiunto la fase operativa nel 2025 con un primo volo orbitale, segnando l’ingresso dell’azienda nel mercato dei lanci orbitanti di grande capacità. Questo posiziona Blue Origin come concorrente nell’arena dei payload pesanti e dei contratti nazionali.
Rocket Lab, Relativity e altri — “New Space” emergente
Rocket Lab ha consolidato il piccolo-lancio con Electron e sta scalando verso vettori più grandi (Neutron) per offrire capacità medium-lift; continua ad essere protagonista con manifest e contratti commerciali e militari. Altre realtà — Relativity Space, Firefly Aerospace, etc. — mirano a nicchie (stampa 3D, rapid manufacturing, lander commerciali), moltiplicando le opzioni per payload e servizi in orbita.
Negli ultimi anni è cominciata una vera “corsa commerciale” per raggiungere la superficie lunare: la NASA ha avviato il programma CLPS (Commercial Lunar Payload Services) che affida a imprese private il trasporto di payload scientifici sulla Luna, mentre altre società private tentano missioni dimostrative o commerciali.
La società americana Intuitive Machines lanciò IM-1 (Odysseus / Nova-C) come primo tentativo CLPS. La missione raggiunse la Luna e riuscì a compiere un atterraggio sul versante meridionale, consegnando dati e esperimenti; tuttavia pochi giorni dopo il contatto si perse e la missione si concluse prima del previsto. Nonostante la perdita finale di comunicazione, l’evento fu storico perché segnò il primo atterraggio lunare statunitense da decenni e il primo significativo successo privato nel raggiungimento del suolo lunare.
Astrobotic puntava a essere un fornitore CLPS con il lander Peregrine. Dopo il lancio e la separazione dal vettore, la missione ha incontrato un’anomalia: un problema di propellente ha impedito il completamento dell’atterraggio e la sonda è rientrata/lost. L’esperienza ha mostrato quanto l’atterraggio di precisione richieda robustezza in ogni sottosistema e ha influenzato i piani successivi per Griffin (il lander più grande previsto da Astrobotic).
ispace — Hakuto-R (Missioni M1/M2)
La compagnia giapponese ispace ha tentato più missioni Hakuto-R: la prima aveva avuto un esito difficile nel tentativo di atterrare, la seconda (Resilience, M2, 2025) è stata lanciata e pur avviando la discesa ha perso comunicazione poco prima del touchdown: la perdita di dati e la successiva indagine hanno confermato un guasto critico (sensore o software) che ha portato a un urto a superficie. Questi insuccessi sono duri per aziende private ma forniscono indicazioni ingegneristiche e corsi di miglioramento per i prossimi lanci.
Il lander è la parte più difficile. Anche aziende con ottimo know-how e con supporto NASA (CLPS) si scontrano con difficoltà di navigazione, sensori, gestione del propellente e condizioni di superficie imprevedibili.
Il vantaggio commerciale è reale, ma rischioso. Le imprese private stanno aprendo mercati (trasporto di payload scientifici e dimostrativi, servizi di comunicazione e data relay lunare), ma ogni insuccesso è costoso e rallenta fiducia e finanziamenti.
I dati parziali valgono molto. Anche when missions don’t fully succeed, telemetry and partial science returned are useful for future designs and for the community.
Luna-25 (2023) — crash e conseguenze
La Russia tentò di rilanciare la sua presenza lunare con Luna-25 (Luna-Glob), prima missione russa verso il polo sud lunare dopo decenni. Purtroppo, durante una manovra orbitale preparatoria nel 2023 l’assetto di controllo o un sensore non fornì i dati necessari e il veicolo impattò la superficie lunare, terminando la missione. L’episodio ha avuto ripercussioni politiche e organizzative: indagini tecniche, riorganizzazioni dirigenziali e la sospensione/ritardo di altri elementi del programma. La caduta di Luna-25 ricordò che, nonostante l’esperienza storica, le missioni lunari rimangono complesse e rischiose anche oggi.
Il panorama futuro russo
Roscosmos ha annunciato e pianificato missioni successive (orbiter e lander come Luna-26/Luna-27 in varie revisioni), ma la cooperazione internazionale è cambiata e alcune partnership sono state rinegoziate o terminate; la Russia sta dunque ristrutturando priorità e calendari.
Perseverance (NASA, 2021 → oggi)
Perseverance esplora il cratere Jezero con strumenti per astrobiologia, geologia e campionamento (cache di campioni destinati al Mars Sample Return). Il rover continua le operazioni scientifiche, scatta panorami straordinari e caratterizza rocce e depositi che parlano di antichi ambienti acquosi. Le sue attività sono centrali per la strategia di ritorno dei campioni.
Curiosity (NASA, 2012 → oggi)
Il rover Curiosity, nel cratere Gale, continua a operare e a fornire approfondimenti sul clima passato e sui processi geologici. Nonostante gli anni di servizio, prosegue la missione con nuovi risultati e rilevazioni geologiche; la sua radioisotopic power supply gli consente lunga vita operativa.
Tianwen-1
La missione cinese Tianwen-1 ha portato l’orbiter e il lander con rover Zhurong (atterrato 2021). Zhurong ha lavorato per centinaia di sol fino al 2022 quando è stato messo in ibernazione per l’inverno marziano e per forti tempeste di polvere; i controllori hanno rilevato che la quantità di polvere accumulatasi può aver impedito il riavvio, e il rover è considerato probabilmente perduto dopo vari tentativi di risveglio. L’orbiter Tianwen-1 rimane una risorsa per telecomunicazioni e osservazioni orbitali.
MAVEN, Mars Express, Hope (UAE) e altri orbiter di supporto
Più orbiter (NASA, ESA, UAE) continuano a studiare atmosfera, clima e a fungere da relay per rover. La Hope degli Emirati Arabi ha fornito profili atmosferici complementari;
MAVEN ha studiato la perdita atmosferica nel tempo. Questi asset orbitali sono strategici per la scienza comparata e per il supporto alle missioni di superficie.
Perdita di lander per problemi di navigazione o sensori (esempi: alcune CLPS fallite, Luna-25, Hakuto-R) ricorda l’importanza dei test di integrazione system-level e di ridondanza.
La gestione del dust e delle stagioni (problema che ha colpito Zhurong) è cruciale: i rover solari sono molto vulnerabili, mentre quelli con RTG (nucleare) resistono più a lungo.
La cooperazione internazionale (relay, tracking, condivisione dati) riduce i rischi e moltiplica i ritorni scientifici, ma è soggetta a vincoli politici.
Conclusioni
Siamo in un’epoca di forte ibridazione: governi, agenzie spaziali tradizionali e aziende private cooperano e competono contemporaneamente. Le imprese commerciali hanno già dimostrato che possono raggiungere l’orbita e la superficie lunare, ma la fase di maturazione delle tecnologie (landing, affidabilità a lungo termine, sistemi di comunicazione) è ancora in corso — e ogni fallimento contribuisce all’esperienza collettiva. Dall’altra parte, le agenzie nazionali (NASA, ESA, CNSA, ISRO, Roscosmos) rimangono fondamentali per missioni blockbuster e per la scienza di lungo periodo, spesso affidandosi a partnership commerciali per ridurre i costi e accelerare i risultati.