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Un buco nero è una regione dello spazio-tempo con un campo gravitazionale così intenso che nulla può sfuggirvi, nemmeno la luce. Questa condizione si verifica quando una massa sufficientemente elevata collassa in un volume estremamente ridotto, creando una singolarità gravitazionale. Il limite oltre il quale nulla può sfuggire è chiamato orizzonte degli eventi.
Evoluzione e formazione dei buchi neri
I buchi neri stellari si formano dal collasso gravitazionale di stelle massicce (almeno 20 masse solari) quando esauriscono il combustibile nucleare. La supernova lascia un nucleo che, se supera il limite di Tolman–Oppenheimer–Volkoff (~3 masse solari), collassa in un buco nero.
I buchi neri supermassicci hanno origine meno chiara: si ipotizza che si formino dalla fusione di buchi neri più piccoli o dall’accrescimento di enormi quantità di materia nei primi miliardi di anni dopo il Big Bang.
I buchi neri intermedi potrebbero essere il risultato di fusioni ripetute tra buchi neri stellari o di collassi diretti di nubi di gas molto dense.
Singolarità: Il punto centrale di densità infinita dove le leggi della fisica come le conosciamo si rompono.
Orizzonte degli eventi: La “superficie” oltre la quale nulla, nemmeno la luce, può sfuggire.
Ergosfera (nei buchi neri rotanti): Regione esterna all’orizzonte degli eventi dove lo spaziotempo viene trascinato dalla rotazione del buco nero, permettendo l’estrazione di energia (effetto Penrose).
Paradosso dell’informazione: Secondo la meccanica quantistica, l’informazione non può essere distrutta, ma sembra scomparire dentro il buco nero. Questo paradosso è uno dei temi caldi della fisica teorica moderna.
Radiazione di Hawking: Stephen Hawking ha previsto che i buchi neri possono emettere particelle e radiazioni a causa di effetti quantistici vicino all’orizzonte degli eventi, causando una lenta evaporazione nel tempo.
I buchi neri giocano un ruolo fondamentale nella formazione e nell’evoluzione delle galassie.
La loro crescita influenza l’ambiente circostante tramite getti di particelle e radiazione ad alta energia.
Lo studio delle onde gravitazionali da fusioni di buchi neri ha aperto una nuova finestra sull’osservazione dell’universo, permettendo di testare la teoria della relatività generale in condizioni estreme.
Immagine del buco nero M87: Nel 2019, l’Event Horizon Telescope ha ottenuto la prima immagine diretta dell’ombra di un buco nero, confermando teorie classiche sulla sua struttura.
Onde gravitazionali: Le rilevazioni di LIGO e Virgo hanno confermato molte fusioni di buchi neri, anche con masse inaspettatamente elevate, ampliando la nostra comprensione di questi oggetti.
I buchi neri primordiali sono ipotetici buchi neri formatisi pochissimi istanti dopo il Big Bang, non da collasso stellare ma da fluttuazioni di densità nell’universo primordiale.
Possibili masse: Potrebbero avere masse molto variabili, da quelle microscopiche fino a masse stellari o maggiori. Alcuni modelli li prevedono con masse anche molto piccole, inferiori a quelle stellari.
Materia oscura: Alcuni scienziati ipotizzano che i PBH possano costituire parte o tutta la materia oscura, la misteriosa componente che costituisce circa l’85% della massa dell’universo ma non emette luce.
Radiazione di Hawking: I PBH molto piccoli potrebbero essere in fase di evaporazione tramite radiazione di Hawking, rilasciando energia osservabile.
Origine delle galassie: Potrebbero aver agito come “seme” per la formazione delle prime strutture galattiche.
Problemi aperti
I buchi neri rappresentano un punto cruciale dove la relatività generale (che descrive la gravità) e la meccanica quantistica (che descrive il mondo microscopico) si scontrano, mostrando limiti nelle nostre teorie attuali.
Teorie candidate
Gravità quantistica a loop: Propone che lo spaziotempo sia quantizzato, evitando singolarità infinite.
Teoria delle stringhe: Sostituisce le particelle puntiformi con “stringhe” unidimensionali, tentando di unificare tutte le forze.
Firewall e complementarity: Tentativi di risolvere il paradosso dell’informazione, ipotizzando nuove proprietà dell’orizzonte degli eventi.
Il paradosso riguarda la possibile distruzione dell’informazione quantistica dentro un buco nero, in contrasto con la meccanica quantistica.
Recenti proposte includono la teoria delle “isole quantistiche” e modelli che permetterebbero all’informazione di uscire, mantenendo la coerenza della fisica quantistica.
Si cercano segnali di PBH tramite onde gravitazionali e rivelatori di raggi gamma.
La prossima generazione di telescopi e rivelatori gravitazionali (come LISA) promette di approfondire la natura dei buchi neri e di testare queste teorie.
La fusione tra buchi neri e stelle di neutroni potrebbe rivelare informazioni fondamentali sulla materia ultra-densa e la struttura dello spaziotempo.
Sagittarius A*
Tipo: Buco nero supermassiccio
Posizione: Centro della Via Lattea
Massa: Circa 4 milioni di masse solari
Caratteristiche: È il buco nero al centro della nostra galassia, responsabile del moto delle stelle circostanti. È uno dei principali oggetti di studio per comprendere la dinamica galattica e la gravità estrema. (Immagine Event Horizon Telescope)
M87*
Tipo: Buco nero supermassiccio
Posizione: Centro della galassia M87, a circa 55 milioni di anni luce
Massa: Circa 6,5 miliardi di masse solari
Caratteristiche: Primo buco nero a essere stato “fotografato” direttamente nel 2019 dall’Event Horizon Telescope. Ha confermato molte predizioni della relatività generale.
Cygnus X-1
Tipo: Buco nero stellare
Posizione: Costellazione del Cigno
Massa: Circa 14,8 masse solari
Caratteristiche: Uno dei primi candidati a buco nero mai scoperti, fa parte di un sistema binario con una supergigante blu. È una delle sorgenti più luminose di raggi X nel cielo.
V616 Monocerotis (A0620-00)
Tipo: Buco nero stellare
Massa: Circa 6,6 masse solari
Caratteristiche: Buco nero in un sistema binario, noto per essere uno dei più vicini alla Terra (circa 3300 anni luce). È studiato per i fenomeni di accrescimento e le emissioni di raggi X.
TON 618
Tipo: Buco nero supermassiccio ultramassiccio
Massa: Circa 66 miliardi di masse solari
Caratteristiche: Uno dei buchi neri più massicci mai scoperti, situato in un quasar molto distante (oltre 10 miliardi di anni luce), fornisce informazioni su oggetti nell’universo primordiale.
LB-1
Tipo: Buco nero stellare
Massa: Circa 70 masse solari
Caratteristiche: Scoperto nel 2019, ha una massa superiore alle previsioni per i buchi neri stellari, sfidando modelli di formazione stellare.
GRO J1655-40
Tipo: Buco nero stellare
Massa: Circa 7 masse solari
Caratteristiche: Soprannominato “Black Hole Candidate”, è famoso per i suoi getti relativistici osservati e lo studio degli effetti gravitazionali su materia circostante.
XTE J1650-500
Tipo: Buco nero stellare
Massa: Circa 5-10 masse solari
Caratteristiche: Famoso per le sue rapide variazioni di luminosità e per i getti relativistici osservati, utili per studiare i processi di accrescimento.
GRS 1915+105
Tipo: Buco nero stellare
Massa: Circa 10-18 masse solari
Caratteristiche: Conosciuto come il “microquasar”, emette potenti getti di materia e raggi X con caratteristiche uniche che ne fanno un laboratorio naturale per fenomeni relativistici.
NGC 1277
Tipo: Buco nero supermassiccio
Massa: Circa 17 miliardi di masse solari
Caratteristiche: Situato in una galassia compatta, è uno dei buchi neri più massicci relativamente vicini, fornendo informazioni su come si sviluppano i buchi neri e le galassie.
IC 10 X-1
Tipo: Buco nero stellare
Massa: Circa 30 masse solari
Caratteristiche: Uno dei buchi neri più massicci di tipo stellare, parte di un sistema binario con una stella Wolf-Rayet, studiatissimo per capire la fine delle stelle massicce.
Holmberg II X-1
Tipo: Buco nero intermedio candidato
Massa: Stimata tra 100 e 1000 masse solari
Caratteristiche: È una delle migliori candidate per un buco nero di massa intermedia, osservato tramite emissioni di raggi X particolari.